Riflessioni tra Angeli e Fantasmi



di giorgio zanetti

Quando si arriva a destinazione, dopo aver seguito i boscosi 14 chilometri della stretta, ripida e sinuosa strada, e scendi dalla macchina, il paesaggio subitamente sprona a riflette sulla propria minuscolosità corporea e sull'inesorabile, fuggevole ritmo della vita.

E se è la prima volta che imbocchi la strada che ti porta lassù, non puoi immaginare lo spettacolo che ti aspetta. Lassù lottano desolazione, agonia, morte, vita e rinnovo, ingredienti esibiti nell'insieme come in una fragile clessidra di vetro.

Il vallone, largo circa cinquecento metri e dal parcheggio lungo poco più di un chilometro, presenta un senso di intimità come pochi altri luoghi propongono. Arrivati sullo spiazzale, situato a 1.763 metri sul livello del mare, ti trovi praticamente davanti ai 1.600 metri verticali dell'immensa parete nord del monte Edith Cavell, la cui vetta, toccando i 3.363 metri, è annoverata tra i giganti del parco nazionale di Jasper. A questa grande vetta, in precedenza conosciuta come "La Montagna della Grande Traversata" in riferimento alla prossimità del famoso passo dell'Athabasca, fu dato il nome di Edith Cavell nel 1916 per onorare l'infermiera britannica fucilata dai tedeschi per aver facilitato l'evasione di numerosi soldati alleati dai campi di prigionia nel Belgio.

Ed il paesaggio si trasforma in un'immagine eterea se visitato durante l'arrivo delle prime ombre crepuscolari della sera, quando la vetta è ancora baciata dai raggi del sole e la valle sottostante si arrende, malinconica e silenziosa, all'ineluttabile ascesa notturna. E a quest'ora non trovi la vagante e indiscreta folla diurna; anzi capita di trovarti solo, anche se per alcuni fuggenti, preziosi attimi, a tu per tu con l'intensità della natura. [vedi foto # 1]

Questo anfiteatro è annoverato tra i più spettacolari delle Montagne Rocciose canadesi. Si trova a pochi chilometri al sud della cittadina di Jasper, nell'omonimo Parco Nazionale stabilito nel 1907.

Dal parcheggio s'imbocca il sentiero che, salendo e costeggiando lungo la morena di levante, porta, deviando a sinistra, ai rinomati prati di Cavell (circuito di 6 chilometri), e a destra al balcone da dove si può opportunamente contemplare l'incombente parete nord del monte Cavell e riflettere sulla lunga e continua trasformazione della valle. Fino ad agosto del 2012 il sentiero scendeva sulla sponda del laghetto glaciale dove potevi osservare da vicino, se non toccare, i frammenti di ghiaccio di varie dimensioni, staccatisi dal fronte del ghiacciaio di Cavell; il sentiero allungava quindi il circuito seguendo a valle il piccolo emissario del laghetto, per riallacciarsi di nuovo al parcheggio. [vedi foto # 2 e foto # 3]

Dalle analisi dei licheni sulle rocce e gli anelli dei fossilizzati tronchi d'alberi, ricuperati tra i detriti delle morene, è stato determinato che, in certi periodi della sua storia, il vallone fu interamente colmato da un enorme ghiacciaio. Con tutta probabilità l'ultima incursione glaciale ebbe inizio verso la metà del sedicesimo secolo, durante la così detta Piccola Era Glaciale (tra il 1300 – 1900 circa). [vedi foto # 4]

Gli scienziati hanno stabilito che l'avanzata massima avvenne verso il 1705, esibendo uno spessore di varie decine di metri ed i cui limiti frontali arrivavano dove adesso si staziona l'automobile. Se ne possono osservare i perimetri delineati dalle immense morene laterali, dove i detriti di quarzite, sbriciolati dalle sovrastanti cime, si sono accumulati in vari strati. Dopo esser stato sottoposto a tre sequenze di progressioni e contrazioni, il ghiacciaio subì, tra il 1888 e il 1975, una recessione di circa 988 metri.

E la dinamica della riduzione continua implacabilmente tuttora.

Dell'ultimo colossale ghiacciaio restano presentemente tre distinti ammassi: uno, ad un'altitudine tra i 1750 e 2000 metri, è adagiato in una conca ai piedi del monte Edith Cavell, di cui porta il nome. Nel 1963 a causa di una repentina ritirata di questo ghiacciaio, si formò il verdastro laghetto antistante, la cui presenza rende meno austero lo scenario. Il secondo, oltre il vallone verso ponente, denominato "Angel Glacier", con un'area poco sotto il chilometro quadrato e di uno spessore che si aggira sui 40 metri, è un classico ghiacciaio di circo alpino, scalfito sul fianco della montagna la cui forma sembra una scodella tagliata verticalmente a metà; è messo in mostra praticamente dirimpetto al balcone tra i 2250 e 2600 metri e presenta la caratteristica prospettiva della formidabile massa strapiombante oltre la soglia del circo per oltre 200 metri. Esaminando alcune fotografie storiche si può constatare che nel 1922 l'Angelo era ancora connesso al ghiacciaio ai piedi del monte Cavell. La separazione tra i due ebbe luogo negli anni quaranta del secolo scorso. [vedi foto # 5]

Completa lo scenario il terzo ghiacciaio di carattere pensile, denominato "Ghost Glacier", il quale, almeno di quello che resta, è precariamente appoggiato, a circa 2700 metri, sopra uno dei numerosi ballatoi della parete nord del monte Edith Cavell.

Dai due ghiacciai sopraelevati scrosciano, con determinata frenesia, varie cascate le cui acque si miscelano, dopo una caduta di centinaia di metri, con le acque del laghetto.

Di tanto in tanto all'intorno rimbomba il frastuono cupo delle valanghe di roccia e di neve che si sfracellano sui numerosi ballatoi e speroni delle pareti rocciose, per poi sparpagliarsi a ventaglio sui precedenti detriti del fondovalle. [vedi foto # 6]

Vidi il Fantasma al completo per l'ultima volta nel 2011. Già da allora la sua instabile situazione era evidente. Nel mezzo del ghiacciaio si presentava, in paragone al resto della superficie nevosa, una enorme protuberanza fratturata. [vedi foto # 7]

Il 10 agosto del 2012, alle prime luci dell'alba, gli ospiti dell'ostello situato ad un paio di chilometro più giù, udirono un gran fragore echeggiare nella valle, seguito da un rotolare di massi e un diluvio d'acqua. Rispondendo alle esigenze dei ritmi della natura, intensificate dalle ingannevoli imprese umane, il settanta percento del Fantasma crollò improvvisamente sul ghiacciaio Cavell e nel laghetto sottostante.

Gli addetti al parco, dopo un premuroso sopralluogo, stimarono la quantità della valanga essere stata sui 125 mila metri cubi (la più grande valanga mai registrata nella storia del parco). Osservarono inoltre che vari blocchi di ghiaccio, creati dal crollo e sparsi all'intorno, avevano uno spessore di 4.5 metri con un peso di 100 tonnellate. Con una caduta di ben mille metri, l'impatto della valanga sul laghetto fu enorme. Il livello dell'acqua si alzò di 2 metri e l'enorme onda, forzata ad esondare, creò un solco di 4 metri di profondità sul bordo del laghetto mentre ad oltre un chilometro più a valle lo squarcio misurava sui due metri, un rilevamento considerevole. L'area del parcheggio fu danneggiata per un terzo. L'accesso alla zona fu interdetto per parecchi giorni. [vedi foto # 8 e foto # 9]

Per fortuna che il crollo si verificò al di fuori degli orari delle visite di noi turisti quando solitamente ci si avventurava numerosi sul bordo del laghetto. L'esito sarebbe stato tragicamente differente. È per questo che il sentiero ora si ferma prudentemente sull'alto della morena.

Anche l'Angelo, confratello del diminuito Fantasma, esibisce da parecchi anni ormai segni di instabilità evidenti nei numerosi ed enormi seracchi che si impennano sul bordo del circo. Con l'equilibrio delle stagioni ormai inconfutabilmente alterato, è prevedibile che madre natura, in un futuro non troppo lontano, deciderà di sganciare la morsa del ghiaccio in modo spettacolare. [vedi foto # 10, foto # 11 e foto # 12]

Alternativamente alle forze distruttrici, nel vallone e sulle pendici delle morene laterali, dove nel passato c'era il ghiacciaio, hanno messo radici vari tipi di vegetazione adatte alla zona subalpina. La foresta di abeti, già ben stabilita da secoli ai margini settentrionali e orientali del vallone, è meticolosamente in fase di espansione mostrando tenacia nella propagazione dei semi in posizioni a prima vista difficili, tra i detriti di roccia, sassi e sabbia. Oltre agli abeti hanno trovato un ambiente opportuno altre vegetazioni come il salice, l'abete nano, la carice, ed una miriade di fiori alpini tra cui la valeriana, l'anemone, l'arnica, il brugo e l'incantevole e prediletta genziana. Inoltre, se nel mese di luglio ti avventuri sui pendii dei prati del Cavell, la tavolozza dei fiori alpini presenti è veramente sbalorditiva per la varietà e l'abbondanza delle specie. [vedi foto # 13, foto # 14 e foto # 15]

Sulle alture dei prati non è raro veder transitare qualche caribù oppure un orso bruno. Nel bosco e sulle morene son di casa la marmotta delle Rocciose (detta anche "marmotta canuta" a causa del suo pelo lungo e biancastro), il tamia striato minore (Chipmunk), lo scoiattolo dal mantello dorato ed il simpatico pica (o anche pika) che emette un grido acuto per avvertire i compagni delle intrusioni più o meno pericolose. Dato che il pica non va in ibernazione, è obbligato a passare la giornata ad accumulare vegetali, quali erba e licheni, portando il raccolto nei pressi della tana, negli anfratti rocciosi delle morene, e, per assicurare che il raccolto non marcisca, lo predispone alla seccagione per poi consumare il fieno durante il lungo inverno. [vedi foto # 16]

Di ritorno al parcheggio, quando porgi un ultimo sguardo verso il Cavell, ormai nella penombra del tramonto, la scenografia effonde il senso di trovarti in una cattedrale gotica con il tetto a cielo aperto. E al posto dei mosaici policromi e delle formelle con i rilievi raffiguranti il ciclo delle stagioni, tutt'intorno sono in evidenza pagine di storia naturale incise dalle inesorabili alterazioni, che perdurano da ormai milioni di anni, di questo straordinario luogo.

Ed il profilo frastagliato delle vette guida lo sguardo verso la volta celeste ormai tinta di un azzurro intenso. L'ultima inquietante contemplazione richiama i frugali, immensi versi di Salvatore Quasimodo:
Ognuno sta sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

[vedi foto # 17 e foto # 18]








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edith cavell crepuscolo serale edith cavell crepuscolo serale
Foto #1
Monte Edith Cavell visto dal parcheggio
alle prime ombre della sera (foto gz - 2014)


edith cavell mappa edith cavell mappa
Foto #2
Mappa della zona (foto gz; bacheca in situ, Parks Canada - 2014)


ghiacciaio edith cavell ghiacciaio edith cavell
Foto #3
Il ghiacciaio Edith Cavell e nel laghetto blocchi di ghiaccio galleggianti staccatisi dal ghiacciaio (foto gz - 2011)


spaccato valone 1750 a.d. spaccato valone 1750 a.d.
Foto #4
Rappresentazione di come era il vallone nel 1750 A.D.
(immagine modificata - gz - 2014)


foto 1922 angel glacier foto 1922 angel glacier
Foto #5
Foto storica del 1922 in cui si nota come Angel Glacier fosse ancora congiunto con il ghiacciaio Cavell (foto gz; bacheca in situ, Parks Canada - 2014)


valanga di neve valanga di neve
Foto #6
Una delle valanghe di roccia e neve (foto gz - 2011)


ghiacciai angel and ghost ghiacciai angel and ghost
Foto #7
Una foto del 2011 in cui si nota la precaria protuberanza
del Fantasma identificato nel cerchio in alto a sinistra;
sulla destra l'Angelo (foto gz - 2011)


nuovo canale scavato dall'esondata nuovo canale scavato dall'esondata
Foto #8
Il profondo canale scavato dalla forza onda fuoruscita dal laghetto dopo il crollo del Fantasma
(foto gz; bacheca in situ, Parks Canada - 2014)


blocco ghiaccio del crollo blocco ghiaccio del crollo
Foto #9
Un enorme blocco di ghiaccio del crollato Fantasma
(foto gz; bacheca in situ, Parks Canada - 2014)


prospettiva dell'angelo prospettiva dell'angelo
Foto #10
Spettacolare prospettiva dell'Angelo (foto gz - 2011)


l'angelo e turisti sotto l'angelo e turisti sotto
Foto #11
Da notare, in basso a destra, un gruppo di turisti che si avventurano sotto l'Angelo, nonostante i cartelli
che indicano il pericolo (foto gz - 2011)


seracchi dell'angelo seracchi dell'angelo
Foto #12
Particolare degli enormi seracchi impennati dell'Angelo
(foto gz - 2014)


veduta ghiacciaio cavell e scavo solco veduta ghiacciaio cavell e scavo solco
Foto #13
Veduta del ghiacciaio Cavell; da notare, nel centro, il solco scavato dalla enorme onda dopo il crollo del Fantasma (foto gz - 2014)


panorama ghiacciaio angelo e vallone verso nord panorama ghiacciaio angelo e vallone verso nord
Foto #14
Panorama del vallone verso nord dalle alture dei prati (foto gz - 2011)


ghiacciaio angelo e anemoni
Foto #15
L'Angelo e in primo piano una moltitudine di anemoni (foto gz - 2011)


pica pica
Foto #16
Il Pica non troppo facile da individuare o fotografare
per la velocità degli spostamenti tra le rocce (foto gz - 2011)


panorama grupppo cavell strada 93a panorama grupppo cavell strada 93a
Foto #17
Splendido panorama della vetta del monte Edith Cavell (a destra), vista dal Sud, lungo la strada 93A (foto gz - 2003)


veduta monte cavell da Old Fort Point veduta monte cavell da Old Fort Point
Foto #18
Armoniosa inquadratura del monte Edith Cavell visto da Old Fort Point, nei paraggi di Jasper
(foto gz - 2003)





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Pagina creata 30 Settembre 2014 - Ottawa