BOSCHI PERICOLOSI


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AVVISO al lettore: questo articolo contiene grafica descrizione di violenza.


Ogni attento escursionista che si avventura nei boschi deve predisporsi alla possibilità di incontrare difficoltà di ogni genere.

Queste difficoltà possono includere disagi fisici, cambiamenti repentini nelle previsioni meteorologiche ed incontri inaspettati e pericolosi con animali selvaggi tra i quali si nota che la più alta frequenza aspetta agli orsi.

Durante le numerose escursioni nelle Montagne Rocciose canadesi, di orsi grizzly e orsi neri ne ho visti parecchi, ma per fortuna tutti ad una buona distanza. Gli opuscoli e gli esperti suggeriscono, oltre a parlare a voce alta per avvisare la propria presenza, di tenersi ad una prudente distanza e, come ultima linea di difesa, di equipaggiarsi di uno spruzzatore di gas anti-orso a base di pepe rosso (contenitore di 225 gr. per un animale di circa 350 kg. se non di più; mi sembra un condimento un pò sbilanciato). In caso di contatto ravvicinato con gli animali selvatici gli opuscoli per escursionisti consigliano come comportarsi: con il grizzly si deve far finta di essere morti, con l'orso nero uno deve invece difendersi vigorosamente.


[1]

Nonostante cospicui avvisi pubblici, ho osservato numerose persone che, avendo avvistato un orso al bordo della strada, si fermono, scendono dalla macchina e avanzano verso l'animale con una certa disinvoltura per poter scattare una foto da più vicino, come se fossero allo zoo. Forse sono ignari del fatto che i grizzly possono coprire 100 metri in meno di 6 secondi (a pensare che l'uomo più veloce del mondo – Usain Bolt – impiega 9.58 secondi).

Più presso a noi, nelle colline del parco della Gatineau, non ci sono i grizzly ma ci sono gli orsi neri, di taglia più piccola, ma che sono similmente veloci e quindi sempre animali da tenere a buona distanza. Alcuni amici mi hanno informato che di tanto in tanto, nelle loro passeggiate nel parco, hanno incontrato alcuni di questi orsi, fortunatamente senza spiacevoli conseguenze.

Ma oltre a questi plantigradi vi sono altri pericolosi animali che si possono incontrare in questi boschi. Con la vostra indulgenza, vorrei qui illustrare una "spaventosa" esperienza personale da cui uscii fortunatamente illeso.

Alcuni anni fa andai con mia moglie a fare un'escursione sul sentiero no. 36 partendo dal parcheggio O'Brien, nei pressi del lago Meech, nel parco della Gatineau.

La giornata si annunciava dolcemente assolata, con una lieve e fresca brezza d'ottobre. Le foglie, in maggioranza ormai cadute, tappezzavano i sentieri con varie tonalità di marrone, rossastro e verde sbiadito.

Iniziamo di buon mattino deviando, dopo pochi minuti, sul sentiero che porta verso gli scheletrici e suggestivi ruderi di un mulino usato per la produzione di fosfato, primo nel mondo, costruito agli ninizi del secolo scorso.

Dopo la visita a questo "inconsueto museo industriale" reso più incantevole dalle fragorose cascate, riprendiamo i nostri passi per continuare sul sentiero no. 36. Passata un'oretta di cammino, intravediamo più su sul sentiero, che ora diventava un po' più ripido, due altri escursionisti, immobili, intenti a guardare per terra. Dapprima non riusciamo a distinguere niente di straordinario, poi aguzzando lo sguardo osserviamo che ai loro piedi c'è una pernice da bosco (bonasa umbellus, ruffed grouse - tetraone dal collare; lunghezza testa/coda sui 40 cm.; peso, sul mezzo kilo) con le piume che la mimetizzano col colore delle foglie a terra.

Il volatile gira nervoso intorno alla copia emettendo un soffice chiocciare, e man mano che i due si spostano, lei corre più avanti per poi far dietrofront alle loro calcagna. I due, marito e moglie, si avvicinano a noi e la chioccia si da ancor più da fare. Dopo uno scambio di riflessioni, fra noi quattro, sul fatto alquanto insolito dell'incontro con la pernice ci diamo commiato ed ognuno prosegue verso la prorpria meta, loro in basso e noi verso l'alto.

Adesso la pernice ha preso di mira noi due, eseguendo questo suo tipico balletto un po' frenetico assediandoci ora davanti, ora di dietro, ora a destra ora a sinistra. E si tiene talmente così vicina ai nostri piedi che per poco no la si calpesta.

Con una certa cautela avanziamo pian piano, ma la pernice non sembra soddisfatta del nostro progresso, sicché di tanto in tanto svolazza eseguendo un salto da terra verso le mie gambe sfiorandomi i polpacci appena prima di atterrare.

Incalzati, allunghiamo così il passo procedendo alacramente di una decina di metri. Per non assillare direttamente l'animale, la tengo in visione con la coda dell'occhio e osservo che finalmente la pernice si è, in un certo qual modo, rilassata prendendo ormai le sue distanze.

Per assicurarmi della conclusione della scaramuccia mi giro repentinamente per dare un'ultima occhiata alla chioccia.

Malauguratamente, nell'eseguire la manovra, non vedo il sasso coperto dalle foglie che sporge dal terreno. Inciampo con lo scarpone di destra squilibrandomi completamente. Mi trovo a terra in un istante, supino, con le gambe per aria. Per fortuna lo zaino alle spalle attutisce il colpo.

Addocchiando giù tra le mie gambe ancora per aria vedo, con orrore, che adesso la pernice, afferrando astutamente la provvidenziale occasione, inizia velocemente una rincorsa, allarga le ali, e prende il volo in direzione delle mie gambe che, con istintivo riflesso, ripiego su di me per meglio proteggere alcune parti vitali del corpo. La manovra riesce a mitigare il colpo degli artigli. Mi trovo così occhi a occhi con l'animale. In questa precaria posizione mi sembra di percepire una certa forma di sghignazzo sul volto del volatile.

Come in un incubo al rallentatore il pensiero corre alle immagini di un paradossale incontro di pugilato tra due atleti di ineguali categorie di peso dove il Supermedio, messo fuori combattimento e steso esanime al tappeto, è costretto a concedere la vittoria per ko all'avversario di categoria ... Piuma.

Nel frattempo si sente una risata risuonare nel bosco .... (non so se di mia moglie o del volatile o di tutte e due) a cui partecipo con giovialità.

Mi rialzo fisicamente indenne se non con un pizzico di leso onore. La pernice fa dietrofront trottando vittoriosa nel sottobosco dove si trovano i pulcini rimasti immobili durante tutto questo trambusto. Questa era la ragione per cui difendeva, con eccezionale tenacia, il suo territorio.

Viene alla mente una frase famosa del grande naturalista americano John Miur (1838-1914) : "In ogni passeggiata nella natura l'uomo riceve sempre molto di più di ciò che cerca" (Wikipedia).







[1] Immagine presa da: Birds of Canada, by W. Earl Godfrey; colored illustrations by John A. Crosby; black and white illustrations by S. D. MacDonald; Canadian National Museum - 1967 (1976 edition)

Un riassunto di questo articolo fu pubblicato nel quotidiano "Ottawa Citizen", Saturday, November 12, 2005; page E16

L'articolo completo è stato pubblicato nel periodico "L'Ora di Ottawa" n. 1897 , in data lunedì 17 gennaio, 2011.

Pagina creata da giorgio zanetti - febbraio 2011.