Perché ricordare la Nova Scotia

Di Tullio Mascellari



S ono passati sessantasei anni da quel giorno e il tempo ha il potere di affievolire e, successivamente, di cancellare i ricordi. Ognuno di noi, preso dalle proprie attività quotidiane, ripone nei cassetti reconditi della memoria gli avvenimenti che lo hanno colpito.

Molte persone ignorano i fatti che sono accaduti nel passato (non molto lontano in verità) che hanno coinvolto dei nostri connazionali durante l’ultimo conflitto mondiale. E’ il caso dell’affondamento del piroscafo inglese Nova Scotia avvenuto il 28 novembre 1942 nel Canale di Mozambico (Oceano Indiano) a seguito del siluramento da parte del sommergibile tedesco U-177.

Era una nave passeggeri che il Ministero della Guerra Inglese aveva adibito al trasporto e all’avvicendamento delle truppe della zona di operazioni in Africa Settentrionale e nel Medio Oriente. Percorreva la rotta che, partendo da Durban (Sud Africa) attraversava il canale di Mozambico, l’Oceano Indiano occidentale e risalendo il Mar Rosso, arrivava fino a Port Tewfik (Suez) e viceversa.

L’Africa Orientale Italiana (Somalia, Etiopia ed Eritrea, ex A.O.I.) era ormai caduta sotto l’occupazione militare inglese dal 27 novembre 1941, data della resa di Gondar, e le operazioni militari erano cessate in questa parte del continente.

Nella ex-colonia Eritrea molti prigionieri di guerra ed internati civili erano ammassati nei pochi campi di prigionia ivi esistenti, creando enormi problemi logistici alle autorità militari inglesi, che decisero di trasferirne un certo numero in Kenia, in India e in Sud Africa.

Per quest’ultima destinazione venne scelto il piroscafo Nova Scotia.. Durante uno dei suoi viaggi, partito da Port Tewfik fece scalo a Massaua il 14 novembre 1942, dove imbarcò circa 760 prigionieri di guerra ed internati civili per trasportarli a Durban, da dove avrebbero raggiunto i campi di prigionia. Tra l’equipaggio inglese, alcuni militari sudafricani che tornavano a casa in licenza natalizia e gli italiani, a bordo c’erano circa mille persone.

La mattina del 28 novembre 1942, quando era quasi alla fine del viaggio (avrebbe raggiunto Durban nel pomeriggio inoltrato), la nave fu colpita da tre siluri lanciati dall’U-177 e affondò in circa sette minuti. Persero la vita circa 860 persone, di cui 651 italiani. Sopravvissero circa 190 persone tra italiani, inglesi e sudafricani. In Sud Africa questo evento è stato ritenuto il più grave disastro navale della loro storia.

Al rientro in Italia mi nasce il desiderio di fare delle ricerche su quell’evento perché non cada nell’oblio. All’inizio non mi fu difficile procurare l’elenco delle vittime, ma mi sembrava poca cosa. C’erano tanti interrogativi a cui era necessario rispondere. Ecco allora la necessità di andare negli archivi, di interrogare i familiari delle vittime, persone informate dei fatti, navigare in internet per trovare e raggruppare notizie utili per potere scrivere un libro sull’accaduto.

Ci sono voluti quasi due anni e alla fine, a mie spese, ho pubblicato il libro. Ho voluto intitolarlo inchiesta perché mi sono limitato ad assemblare i fatti, i particolari, le testimonianze, i documenti, lasciando agli storici il commento sull’evento.

Dopo avere distribuito alcune decine di copie (il libro non si trova in libreria, ma lo spedisco personalmente) ho constatato che aveva fatto presa sui lettori e sono stato contattato da parenti delle vittime e dei sopravissuti, dei quali non conoscevo l’esistenza, In ultimo, cosa quasi inverosimile, anche da un membro dell’equipaggio inglese che vive in Canada. Considero quest’ultimo una preziosa fonte di informazioni che presto mi sono proposto di consultare. Sono certo che non è stata fatta ancora piena luce sull’affondamento della Nova Scotia: c’è ancora molto da indagare e da scoprire.



Se qualcuno fosse interessato al libro prego inviare una e-mail a:
Tullio Mascellari

o telefonare al numero 0650911671 o al 3487655068.

Tullio Mascellari
Via Giuseppe Molteni, 279
00125 Roma
Italia

Novembre - 2008

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